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Giovanni Amendola, nato a Salerno il 15 aprile 1882, cominciò fin da giovane l'attività di giornalista con alcuni articoli su "Leonardo" e "La Voce" di Papini e Pratolina, distinguendosi anche come interventista, scrivendo: "La volontà è il bene" nel 1911 e "Etica e biografia" nel 1915, le sue opere filosofiche più rappresentative.
Terminati gli studi ottenne la cattedra di Filosofia Teoretica presso l'Università di Pisa. Fu attratto dalla vita politica attiva e fu eletto per tre legislature alla Camera dei Deputati nel collegio della sua natia Salerno. Aderì al gruppo della democrazia liberale su posizioni antigiolittiane, facendo della questione morale e dell'opposizione ad ogni estremismo, sia di destra che di sinistra, la stella polare della sua attività politica e parlamentare. Nel 1914 si schierò a favore dell'intervento nella Prima Guerra Mondiale a fianco dell'intesa, per completare il Risorgimento e l'unificazione nazionale. Fu uno dei protagonisti di quel cosiddetto "Interventismo democratico" che vedeva nella Grande Guerra la IV guerra di indipendenza. Fondò gruppi nazionali liberali e partecipò come volontario alla guerra acquisendo il grado di capitano d'artiglieria e conseguendo una medaglia al valore. Sposò le posizioni democratiche del Presidente statunitense W. Wilson e sostenne il riavvicinamento, nel 1918, con gli Slavi (Patto di Roma) contro la monarchia austro-ungarica. Alla fine della guerra tornò alla sua attività di giornalista assumendo la direzione del Resto del Carlino e corrispondente del Corriere della Sera e del New York Herald e nel 1922 fu tra i fondatori del "Mondo", organo di battaglia per la difesa e la diffusione delle idee liberaldemocratiche proprio nell'anno in cui il fascismo conquistava, a causa della debolezza della monarchia sabauda e delle forze politiche moderate, il governo del Regno d'Italia. Nel 1924, dopo l'omicidio del deputato socialista riformista Giacomo Matteotti da parte di sicari fascisti del Duce, divenne capo dell'opposizione demo-liberale al nascente regime fascista: fu uno dei più convinti sostenitori della recessione parlamentare dell'Aventino. Come accadde ad altri illustri democratici di ogni orientamento politico, tra cui il comunista Antonio Gramsci, il socialista Giacomo Matteotti, il sacerdote don Manzoni e l'intellettuale Piero Gobbetti, anche Giovanni Amendola venne aggredito e percosso dai fascisti, prima a Roma e poi a Montecatini nel 1925. Per il motivo di cui sopra, abbandonò la vita politica attiva riparando in Francia dove, in una clinica di Cannes, morì il 12 aprile 1926 a seguito delle lesioni riportate nel vile pestaggio del luglio precedente Moriva, in quella tiepida primavera francese uno dei più illustri martiri del fascismo, un vero liberaldemocratico che aveva fatto della difesa dei valori liberali e democratici lo scopo principale della sua intransigente attività politica, intransigenza e coerenza pagate, in un paese dai facili trasformismi, con la vita stessa.
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